martedì 22 luglio 2014

Polaroid alla radio: S13 season finale!

Polaroid alla radio: S13 season finale!

“polaroid – un blog alla radio” – s13e33

Tyrannosaurus Dead – Post Holiday Dead Song
Martha – Present Tense
Beverly – Honey Do
Melbourne Cans – Prom Night
Slowdive – When The Sun Hits
Comet Gain – Your Haunted Heart
The Proper Ornaments – Stereolab
Alvvays – Ones Who Love You
Do Nascimiento – Estate

lunedì 21 luglio 2014

"C'è gente che ci scrive e noi non rispondiamo" (2)

Sporadica rubrica fatta con i miei sensi di colpa e le vostre email

Omake - Florida

Da poco più di un mese si è affacciata una nuova label sulla scena indipendente italiana, la Sherpa Records, e il motto che si è scelta mette bene in chiaro le proprie ambizioni: "inerpicarsi su sentieri impervi e procedere per rotte non battute, passo passo con i nostri artisti". Sherpa sta annunciando roster e uscite settimana dopo settimana, e sono davvero tutte belle notizie, ma oggi voglio tornare al primo nome con cui si sono presentati: Omake, nome d'arte di Francesco Caprai, già attivo in ambito hardcore, ma qui dedito a un folk essenziale ed evocativo, soprattutto grazie a una voce dalla personalità molto decisa. Su Son Of Marketing c'è una approfondita intervista e qui sotto il primo singolo in streaming, Florida:


Omake - Florida


Retrotapes - Future EP

Il produttore italiano Mark Carello si divide tra Sydney e Roma e ha deciso di chiamare Retrotapes il proprio progetto musiale. Scelta azzeccata, perché i toni nostalgici e i colori al tempo stesso acidi e sbiaditi di una vecchia VHS sono quelli predominanti nel suo etereo synth-pop. Ha pubblicato da qualche settimana su Bandcamp l'EP Future, e nel frattempo è arrivato anche un ottimo remix a firma Casa Del Mirto, che spinge sulla cassa e i bassi grassi:


Retrotapes - Strong (Casa del Mirto REMIX)


Supertempo - 29

"Veloci" e "punk" sono le due parole che si incontrano più spesso leggendo in giro dei Supertempo, trio dalla provincia di Venezia attivo dal 2010, e una certa ragione statistica bisogna riconoscerla: essere veloci e punk è quello che sanno fare meglio, ma ci sono momenti più melodici, di un'aggressività più sottile (Steve), che ricordano qualcosa dei primi REM. Da qualche giorno è uscito 29, il loro secondo album, free download su Bandcamp oppure in bel vinile su God Down Records:


Supertempo - Hammerhead


The Henry Millers

The Henry Millers sono un duo di Brooklyn composto da John MacCallum e Katie Schecter. A volte postano foto appena usciti dalla doccia o nudi sul letto sommersi dai loro strumenti musicali. A parte questo suonano un bel pop elettronico super dolce, con quei cori trascinanti che a me fa venire in mente i Tilly & The Wall, e poi vai a sentire i Tilly & The Wall e non c'entrano molto. Ma insomma, se ascoltate il loro nuovo singolo Beautiful Woman (anticipazione del loro prossimo album Posies) vi fate un'idea:


The Henry Millers - Beautiful Woman


FEWS - The Zoo

Un altro duo, anche questo di base a Brooklyn ma questa volta proveniente dalla Svezia: i FEWS. Di loro si sa poco: hanno appena tre canzoni su Soundcloud, ma l'anno scorso hanno aperto alcuni concerti per i Beach Fossils. L'accostamento è indovinato, dato che i FEWS suonano quel post punk un po' sognante di molte band di casa Captured Tracks. Questo è il loro ultimo singolo, promette bene:


FEWS - The Zoo



Coppia nella vita e nell'arte, i canadesi The Tallest Tree mi mandano questa canzone scritta a Mexico City, da dove proviene la metà femminile della band. E infatti è un bel rock'n'roll sbarazzino ed estivo, che sprizza già voglia di vacanze:


The Tallest Tree - Boat

venerdì 18 luglio 2014

God help the Belle & Sebastian fans (again)

Stuart Murdoch su twitter a proposito del trailer di God Hel The Girl

Quanto è tenero Stuart Murdoch che presenta su Twitter il trailer del suo primo film?
In realtà, al Sundance Film Festival, lo scorso gennaio, il debutto di Gold Help The Girl non aveva esattamente convinto la critica, ma ora che cominciano a girare le immagini qui sotto credo che finirò per dimenticarmene in tre secondi. Oltre all'evidente e dichiarata ispirazione wesandersoniana, c'è un po' l'impressione di un Submarine in forma di musical, cosa che a me andrebbe benissimo. Emily Browning e Hannah Murray sembrano adatte alla parte, e mi auguro che il rosso Olly Alexander non calchi troppo la caricatura del nerd. Speriamo bene, Stuart!


mercoledì 16 luglio 2014

Melbourne Cans

MELBOURNE CANS - MOONLIGHT MALAISE

Un paio d'estati fa ero rimasto folgorato da questa band australiana alla Twerps / Real Estate che si era inventata per scherzo il genere "sandalgaze". Proprio da quei Pageants arriva Ian Wallace che, insieme a Will McFarlane (Shocking Pinks), ora ha dato vita ai Melbourne Cans. Il nome è un prestito dal gergo che da quelle parti indica la birra in lattina più economica. In realtà nelle canzoni del loro debutto Moonlight Malaise non c'è niente che faccia pensare a qualcosa di trasandato o modesto. Anzi, il comunicato che li presenta giustamente tira in ballo nomi di un certo rilievo, dalle Shangri-Las e le Crystals fino ai Jesus And Mary Chain e Chris Isaac. Il singolo Final Flight ha l'ambizione di suonare come "the holy union of Edwyn Collins fronting Crystal Stilts", e in effetti la voce baritonale di Wallace caratterizza la musica dei Malbourne Cans in maniera forte. Per esempio l'apertura di Wolves of the Diner Mile oppure Hot In The Head mi hanno ricordato qualcosa del modo di narrare springsteeniano. In generale, è un approccio rock'n'roll sanguigno e senza fronzoli, alla Wedding Present, molto diretto, quasi sfacciato, prendere o lasciare. A fare da contrappunto, arrivano momenti deliziosi come Fallen Angels o Rattlesnakes, schietto retrò da ballo di fine anno della High School. Non a caso, Prom Night è anche il titolo di una piccola perla indiepop che vede alla voce la tastierista Nina Renee (già nei Creeks), un esperimento riuscito che i Melbourne Cans dovrebbe ripetere.

(mp3) Melbourne Cans - Boys

martedì 15 luglio 2014

Don't you want to know what you're going to be

The Proper Ornaments - Wooden Head

La prima cosa che mi ha colpito di Wooden Head, il disco di debutto dei Proper Ornaments, è stata la storia che lo accompagna. A memoria, non ricordo un comunicato della Slumberland con racconti di droghe, fidanzate cleptomani, avventurose fughe all'estero, incontri provvidenziali dentro negozietti di Londra, e che citi Andrew Loog Oldham. Non metto in dubbio che il cantautore argentino Maximo Claps e James Hoare (già nei Veronica Falls), i due responsabili del progetto, abbiano attraversato mille peripezie per riuscire a portare alla luce questo bel disco, ma ho trovato un po' insolito che si sia sentito il bisogno di abbellirlo con questo "colore".
Le canzoni tutto sommato parlano da sole, giocando a carte scoperte e mostrando in maniera molto chiara le loro influenze, tra psichedelia Sixties e suadente jangle-pop. Now I Understand filtra luminosi riflessi byrdsiani; Gone è un devoto omaggio ai Jesus & Mary Chain (come anche Tire Me Out); c'è una canzone intitolata Stereolab che dosa la giusta quantità di melodie ipnotiche; Summer's Gone è un languido inno estivo che avrebbero potuto scrivere dei Velvet Underground in un momento di particolare serenità (e finisce per avvicinarsi molto ai Real Estate). "No excuses needed here at all / now that you're old enough to lose your own mind".
Ma la qualità migliore di Wooden Head mi pare resti la sua coesione, il suo funzionare bene come "album" nel vero senso della parola, dall'inizio alla fine: un ascolto dentro cui immergersi, abbandonarsi e perdersi, pur avendo ben chiari tutti i riferimenti.

(mp3) The Proper Ornaments - Stereolab

lunedì 14 luglio 2014

Vinci un biglietto per gli Slowdive al Radar Festival di Padova!

Slowdive - live @ Radar Festival - Padova

Il ritorno degli Slowdive vent'anni dopo il loro addio alle scene è uno di quegli eventi che, nonostante le reunion, i revival e l'overdose di retromania ci abbiano ormai assuefatto e resi insensibili a qualunque cosa, ancora mi fa decidere in zero secondi di partire per una trasferta.
La destinazione sarà il Radar Festival di Padova, mercoledì sera.
E non è solo perché siamo cresciuti a pane e shoegaze; e non è solo perché quasi tutte le mie band preferite dalla maggiore età a oggi hanno sempre indicato gli Slowdive come loro ispirazione fondamentale. Questo concerto è anche un appuntamento con la Storia minore, quella che ci ha sempre coinvolto di più; è un modo per rendere giustizia a un'idea di poesia in forma di musica che non ha mai trovato il consenso e la grandezza che avrebbe meritato. Non posso mancare.
Se aggiungiamo che in apertura ci sono tre delle band italiane più interessanti uscite negli ultimi anni, gagliarde rappresentanti di quella ormai proverbiale "scena di Pesaro", ovvero Brothers In Law, Be Forest e Soviet Soviet (praticamente un festival dentro il festival), la notte si preannuncia nettamente memorabile.

Questa sera, per l'ultima puntata di "polaroid - un blog alla radio", in onda sulle frequenze e lo streaming di Radio Città del Capo a partire dalle 22.30, avrò il piacere di regalarvi un biglietto omaggio per il concerto degli Slowdive.
C'è però una condizione: restate sintonizzati e scoprirete quale!

(mp3) Slowdive - Catch The Breeze

Slowdive - live @ Radar Festival - Padova

Rare and nocturnal

Horrible Present - Intuition

“polaroid – un blog alla radio” – s13e32


Burnt Palms – Yours Tonight
Deers – Bamboo
Habibi – Far From Right
Crystal Stilts – Delirium Tremendous
Horrible Present – Rare And Nocturnal
Pale Spectres – For You
Rat Columns – Another Day
Bad Family – Off To Bed
Let’s Say We Did – Such A Shame
Sat. Nite Duets – Personal Day

giovedì 10 luglio 2014

Al binario dell'Indietracks Festival

INDIETRACKS 2014 COMPILATION

L'aspettavo da un po' e ieri sera finalmente è arrivata: la compilation dell'Indietracks Festival 2014. Come ogni anno ci regala una bella panoramica degli oltre cinquanta gruppi presenti alla rassegna, e soprattutto consente di fare una piccola offerta in beneficenza al Midland Railway Centre, il museo a cielo aperto dedicato agli storici treni a vapore, l'incredibile location dell'Indietracks Festival.
Nel cuore del verdeggiante Derbyshire, ormai da otto anni si danno appuntamento alcune tra le migliori band della scena indiepop internazionale, e se come me siete appassionati del genere, è praticamente un evento imperdibile. Quest'anno tra gli headliner ci sono Gruff Rhys, The Chills, Allo Darlin', The Popguns, Hidden Cameras, Dean Wareham, ma il vero motivo per cui torno sempre sono i tanti altri nomi sconosciuti che si scoprono quasi per caso. Proprio per questo la compila è davvero utile.
E soprattutto arriva giusto in tempo per lo speciale radiofonico che questa sera hanno messo in piedi Fabio Merighi e Stefano Benuzzi di "Glamorama", sulle frequenze di Radio Città Fujiko, e che mi vedrà ospite ai brindisi. Sintonizzatevi alle 21.30 sui 103.1 in FM da Bologna, anche in streaming!

Prickly wind

Prickly Wind by Lovecats

Così, senza preavviso, come un bacio che arriva quando meno te lo aspetti, è arrivato anche un nuovo singolo in free download delle Lovecats. Le due fanciulle dalla città di Verona ne hanno fatta di strada in poco più di un anno, e questa nuova Prickly Winds (che vede la collaborazione di Luciano Ermondi dei Tempelhof e di Giordano Sartoretti) segna un nuovo passo nella loro maturazione musicale.
Here's the child I left behind / now a woman longs to be.
Speriamo sia la prima anticipazione di un album vero e proprio. Aspettiamo di saperne di più dalla DiNotte Records.


Prickly Wind by Lovecats

mercoledì 9 luglio 2014

Death From Above Anni Zero

Listen: Death From Above 1979′s new song Trainwreck 1979

La notizia del ritorno dei Death From Above 1979 ieri ha fatto il giro dei blog e delle webzine senza particolari increspature né critiche. Il peggio mi pare d'averlo letto tra i commenti di Stereogum: "sounds like a future car commercial". Siamo a questi livelli di cattiveria. Il ciclo di vita delle reunion e "la puntualità delle mode musicali" (cit.) ci ha del tutto assuefatto, e una band il cui unico album risale a dieci anni fa ritorna con un singolo che potrebbe tranquillamente uscire da quell'unico album risalente a dieci anni fa ("aggiungi qualche tastiera grassa"), senza nessun problema. Non mi stupirei se entro l'estate arrivasse anche qualche remix firmato Boys Noize, Crystal Castles o altro nome fluorescente nu-rave.
Trainwreck 1979 potrebbe essere solo un altro piccolo segno dell'immobilità di queste retro-stagioni, in cui tutto torna in circolo, anche un ritornello degno di una b-side dei primi Killers, ma che piazzato al momento giusto in pista funzionerà. Oppure è l'ennesima conferma che gli Anni Novanta sono stati un decennio dalla "personalità" talmente sfuggente e inafferrabile, che nemmeno l'inesorabile macchina del revival è riuscita a fagocitarli del tutto, e così stiamo già passando al revival degli Anni Zero.
Poi butti un occhio al video di questo singoletto so relevant, e vedi che è fatto con le spillette. "But I was there".

(mp3) Death From Above 1979 - Trainwreck 1979

venerdì 4 luglio 2014

So follow me if you wanna get lost

Bad Family - Melbourne

In giro non si trovano molte recensioni dell’album di debutto dei Bad Family, ed è un peccato, perché è uno dei migliori dischi indiepop che io abbia ascoltato quest'anno. Una di queste si apre sparando che la band di Melbourne “could be someone's The Smiths”. Credo sia solo un modo molto generoso per dire che i Bad Family fanno una musica influenzata da suoni che oggi identifichiamo soprattutto con gli Ottanta inglesi, ma è un discorso che porta un po' fuori strada. In effetti le scintillanti chitarre di Johnny Marr hanno più di un'eco in queste dieci splendide canzoni. Tipo l'attacco di Playing Spoons è What Difference Does It Make, o quello di Weak To Week è Heaven Knows I'm Miserable Now, giusto per fare un paio di esempi, d'accordo. Ma secondo me c'è dell'altro, e il singolo Kate & Tony ne era stata già una bella anticipazione. Una sensibilità in qualche modo più slacker, un tocco più ruvido che lascia sfumature più pungenti, qualcosa di immediato e non finito che mi conquista e mi costringe all'ascolto in repeat. Una delle mie preferite, Off To Bed, a me ricorda tantissimo i Pastels. O forse per i Bad Family sarebbe più opportuno citare un'altra band down-under come i Clean, che sapevano trasmettere nel loro pop un'idea di urgenza, un sottinteso nervoso e inquieto anche quando sembravano più spensierati. È uno stile che negli ultimi anni ha trovato diversi allievi, molti proprio dalle parti dell'Australia, come Twerps e The Stevens, che con i Bad Family hanno condiviso palchi e tour. A chi parla di indiepop e crede sia soltanto battimani, ragazzini malinconici col cardigan e sha-la-la, forse bisognerebbe far ascoltare dischi incantevoli ed esaltanti come questo.

(mp3) Bad Family - Off To Bed

mercoledì 2 luglio 2014

Polaroids From the Web

"Social media is not a necessity" edition

Parquet Courts

- «Social media is not the first time the music industry machine has leaned too heavily on something that's not reliable," says Brown. "The music industry is constantly making big leaps and then crashing, like relying really heavily on CD sales, for example. [...] I imagine deciding on a band's importance based on their Twitter followers will also backfire," Brown says. "People were around before social media and they'll be around afterwards»: i Parquet Courts sull'Observer non si mostrano molto modesti, ma direi che con un disco come Sunbathing Animal fuori possono permetterselo. Bell'articolo sulla nuova ed entusiasmante scena punk DIY di New York.
(mp3) Parquet Courts - Black And White

- «Quando sono usciti quei dischi avevo sei anni, racconto la storia di qualcun altro come se fosse la mia. C’era una cosa del punk di quegli anni che ha segnato un passo in avanti, però: un acronimo di tre lettere che in italiano si traduce come faidatè»: Francesco Farabegoli su Bastonate, "Il disco più bello di sempre e l’altro disco più bello di sempre", da leggere. L'occasione è il trentennale di Double Nickels on the Dime dei Minutemen e di Zen Arcade degli Hüsker Dü, ma c'è molto altro.

- «There is music, obviously. And almost all the best music I hear all weekend is old, or sounds old. I expect you could probably find something with a bit more edge if you wanted, but that’s not what it feels like Glastonbury is about, not for me anyway»: Joe Muggs su FACT racconta a suo modo uno dei festival più importanti al mondo.

- «Albums as Described by Spongebob Squarepants quotes»: direi imprescindibile.

- «To find fault in the artistic merit of a particular piece is one thing; to dismiss it on the grounds that the general public never “asked for” it is a wholly ignorant approach»: come una recensione negativa abbia ispirato a Tim Cohen dei Fresh & Onlys un bell'articolo sui ruoli di musicista e critico musicale.

- «Here's the problem: this kind of arena-sized, singalong, book-on-your-credit-card, buy-the-T-shirt blow-out is the antithesis of everything good or worthwhile about Monty Python, everything that made it matter. The slickness, the cosiness, the lack of spontaneity, the inevitable gallery-playing, [...] this is the kind of schlock they once stood up against, and worse, it will just compound the modern perception of Python as something unthreatening and whimsical, a posh boys' lark, an "icon of Britishness", a zany figleaf for the humourless and the deeply conventional, like brightly-patterned socks»: The Quietus "contro" la reunion dei Monty Python.

martedì 1 luglio 2014

Out of control machinery

Jack Eden - EP - We Were Never Being Boring collective

Jack Eden è l’anima notturna e solitaria di Giacomo Stolzini, già voce del trio pesarese Brothers In Law. Dentro Jack Eden, però, non ci sono le chitarre sature che conosciamo e amiamo, ma un bianco e nero di synth e drum machine, e un soffio freddo di riverberi che avvolge ogni cosa. Pop dolente e malinconico come un concerto dei Suicide davanti al Mare Adriatico, un pomeriggio di gennaio, tanti anni fa.
Per il suo progetto solista, nato nel 2013 giocando con una vecchia Casio, Jack ha deciso di ridurre la strumentazione al minimo, lavorando tutto per sottrazione e con pochissimi effetti. Il risultato è questo deciso EP di debutto pubblicato da We Were Never Bening Boring, dentro il quale l’eterna lotta tra la cupezza di certe atmosfere e la dolcezza delle melodie è una partita a ping pong che non finisce mai.



Jack Eden - O.O.C.M.

venerdì 27 giugno 2014

Non ti divertire troppo a Bologna

Non ti divertire troppo @ ONO Arte Contemporanea - Bologna

La vera piaga che affligge la nostra città, è un fatto risaputo, è il divertimento. Se non ti divertivi abbastanza non ci venivi a studiare. Se ti divertivi troppo non te ne andavi più. Come è finita è sotto gli occhi di tutti. In mezzo hai scoperto l'indie, i dischi importanti, i concerti, le radio alternative, e hai un armadio pieno di magliette che ormai ti stanno strette.
Questa sera, verso le sei e mezza, da ONO Arte Contemporanea in Via Santa Margherita 10 c'è la presentazione bolognese (finalmente!) di "Non ti divertire troppo", il libro collettivo pubblicato da Flying Kids Records e dedicato all'indie rock più classico.
La squadra messa assieme da Renato Angelo Taddei, il curatore del volume, è di quelle da All-Star Game: Marco Pecorari, Giacomo Sacchetti, Matteo Veggetti, Giacomo D'Attorre e Valerio Spisani. Io dovrei partecipare in qualità di moderatore, ma penso la butterò sui brindisi, fingendo soltanto di tentare di arginare la logorrea generale. Comunque si parlerà di musica bellissima, il libro è davvero figo, c'è anche il dj set e poi il consueto ottimo aperitivo di ONO. Ci si vede a banco!

(mp3) Sebadoh - Gimme Indie Rock

Only love can hurt you

Rat Columns

Vorrei una vita parallela solo per poter ascoltare tutto il tempo nuova musica australiana. Questi giorni, per esempio, sarebbero interamente dedicati all'amore a prima vista che mi ha travolto per Leaf, il secondo album dei Rat Columns. La band si divide tra Perth, in Australia, e San Francisco, dove il disco è stato registrato insieme a Kelley Stoltz. Una specie di distanza emotiva si avverte anche lungo queste undici tracce, jangling pop che riesce a ripetere ora l'impeto di certi Wedding Present, ora un desolato abbandono quasi shoegaze, ma senza muri del suono né troppi riverberi. Anzi, ogni cosa resta molto nitida, come un ricordo che ritorna fortissimo di qualcosa che manca e non credevi di conoscere così a fondo. C'è molto rammarico, c'è molta poesia, ma c'è anche qualcosa di più increspato, caparbio, che ti fa tornare sulle stesse note, sugli stessi ritmi a pugni chiusi.
Il disco esce per la sempre eccellente R.I.P. Records, ed è in streaming via Bandcamp.

giovedì 26 giugno 2014

Winter Dies In June live @ polaroid!

Winter Dies In June live @ polaroid! Radio Città del Capo

L'altra sera a polaroid alla radio, sulle frequenze di Radio Città del Capo, ho avuto il piacere di ospitare i Winter Dies In June. Con la scusa di presentare il loro ottimo debutto The Soft Century (già segnalato su queste pagine lo scorso marzo), abbiamo fatto quattro chiacchiere e molti più brindisi, riusciendo a citare in pochi secondi tanto i Pavement quanto Eric Hobsbawm e Fitzgerald.
Qui trovate il rumoroso podcast completo, mentre queste sono le canzoni che ci hanno regalato live unplugged:


Grazie ancora régaz!

mercoledì 25 giugno 2014

I got the moves

Habibi - Habibi (Burger Records)

Il disco di debutto delle Habibi è uscito già da qualche mese ma è ora, nelle settimane che seguono il solstizio d'estate, che comincerò a consumarlo per davvero. Voglio il sole allo zenit, voglio le chitarre che vibrano seguendo le onde blu all'orizzonte, voglio un ritmo grezzo e garage a scuotermi, ma voglio anche i cori più soavi, sensuali e Motown. Non è difficile immaginare piccole gemme sporche come Let Me In o Sweetest Talk fare da colonna sonora a un vecchio documentario sulla storia del surf. Non è difficile sognare una festa di notte sulla spiaggia in cui lasciarsi trascinare da un pezzo come I Got The Moves. Guarda caso, lo stesso video della canzone culmina in un formidabile party, dove ovviamente sono i nerd a conquistare le fanciulle e le danze finiscono per coinvolgere anche i vecchi matusa. Menzione d'onore per il clamoroso cameo del "professore cattivo" interpretato da Jonathan Toubin e per i tautologici panini della "Burger Records".
Proprio a casa Burger sono approdate queste quattro fanciulle scatenate, provenienti da Detroit e Puerto Rico e ora di base a Brooklyn. La label californiana ci sta ormai viziando con alcune delle voci femminili più divertenti del rock'n'roll da un po' di tempo in qua: Shannon & The Clams, Peach Kelly, Colleen Green, le Courtneys, le La Luz, giusto per fare qualche nome. Da parte loro, le Habibi mostrano di essere capaci anche di un lato romantico e sognante (She Comes Along) che sfiora a tratti ombre più cupe e introverse (Persepolis). Ma quando il sole torna a splendere forte, è il coro YE-YE! di I Got The Moves tutto quello di cui ho bisogno.

(mp3) Habibi - I Got The Moves

martedì 24 giugno 2014

Beautiful you

The Pains Of Being Pure At Heart - Days of Abandon

Vedere i Pains Of Being Pure At Heart in concerto la settimana scorsa sulla spiaggia dell'Hana-bi mi ha convinto di due cose: innanzitutto, il nuovo album Days of Abandon, da molti considerato il più debole della loro carriera, mi piace sempre di più. Il cambio di passo, che potremmo semplificare con un "disarmo" dei feedback (e di conseguenza un alleggerimento di tutti i chiaroscuri shoegaze, JMC, Black Tambourine eccetera) continua a sembrarmi un salto di qualità. Una maggiore aria lasciata filtrare nelle canzoni, proprio lì dove gli arrangiamenti sembrano più ponderati.
Secondo: dal vivo la band ha dato l'impressione di sapere meglio quali tasti toccare per caricare il proprio pubblico, e quindi le chitarre sono tornate a spingere e a graffiare come sempre. Rispetto però ad altre esibizioni della band di Brooklyn, più rumorose ma anche più caotiche, stavolta l'effetto è stato di maggiore ordine e consapevolezza. Ormai il repertorio permette a Kip Berman e soci di giocarsela in tutta tranquillità.
Lo stravolgimento della formazione (se ne sono andati tre quinti della band, tra cui la tastierista Peggy Wang), chissà se causa o conseguenza di questo cambio di direzione, sembra in fin dei conti aver fatto bene alla musica dei TPOBAH. Su disco le parti di voce femminili sono coperte da Jen Goma degli A Sunny Day in Glasgow, mentre dal vivo, approfittando dei Fear Of Men che li accompagnavano in questo tour, c'era Jessica Weis. Entrambe svolgono alla perfezione l'incarico assegnato.
E poi ci sono le belle canzoni di Days of Abandon: meno irruente del precedente Belong, un lavoro che sembrava cercare l'anello di congiunzione tra l'indiepop e un'enfasi alla Smashing Pumpkins. Il disco (così come il concerto) invece si apre con Art Smock, una traccia chitarra e voce (Berman da solo sul palco) che più nuda e diretta non potrebbe essere: "I was a mess but so were you, I should have guessed it was going to fall to pieces in my hands again". Anche quando la band lo raggiunge e parte subito spingendo al massimo (Until The Sun Explodes) il riferimento più vicino resta quello di Just Like Heaven dei Cure. In Kelly, invece, è evidente il tributo a This Charming Man. L'impressione generale è che i Pains oggi vogliano evitare il più possibile di saturare il suono come accadeva in passato. In Eurydice, dove il gioco delle due voci di Berman e Kelly funziona al meglio, sono poche note di synth a reggere la melodia. Beautiful You, con il suo tempo medio e i suoi arpeggi scanditi, e soprattutto il suo lasciare crescere il coro con pazienza, aggiungendo strato dopo strato arrangiamenti su arrangiamenti, senza per questo fare mai affondare la canzone, è a mio parere l'esempio più brillante e riuscito della scrittura di questi nuovi Pains. Ed è anche, non a caso, una delle canzoni in cui la poetica di Berman si concentra più nitida che mai: "Tell me that we're still so young / But you're wrong, so wrong / I felt forever in a day, and then I let it slip away".

(mp3) The Pains Of Being Pure At Heart - Beautiful You

(photo by TPOBPAH)