martedì 28 maggio 2002

Un tranquillo week-end nella Bassa (seconda parte)


… perché oggi (domenica 26 maggio) c’è la Popolarissima della Balorda.
Non sapevo bene cosa aspettarmi: di sicuro, non i gavettoni col lambrusco…

Pomeriggio di fine primavera, già caldo che si sta in maglietta e braghe corte, passo a prendere Leonardo guidando nella digestione delle lasagne e col mal di testa pesante della sera prima, appena un filo dietro gli occhiali da sole.
Mi guardo intorno nel paesaggio deserto del dopopranzo e continuo a pensare che girare in macchina per la Bassa sia in realtà la mia vera e sola vocazione professionale.
E magari scegliere le cassette adatte :-)

Poi la madre di Leo insiste perché prendiamo una bici decente, che altrimenti non ci lasciano correre, secondo lei. Alla fine Leonardo opterà per una classica bici da nonna, nera e con ragnatele, ma bucata! Un particolare raffinato che forse è sfuggito alla giuria della Balorda.

Io ho bisogno di mettermi qualcosa in testa, per non svenire o non beccarmi un’insolazione: Leo mi passa un berrettino con su scritto "End Occupation" in arabo e inglese. Così conciato, con la mia salopette blu dell’Enel anni settanta, i capelli sporchi e la faccia pallida, sembro un elettricista disoccupato di Gerusalemme.

Andare da Sorbara a Migliarina di Carpi, ci perdiamo. E dire che Leonardo passa tutto il viaggio seduto di fianco a me tenendo in mano il mio zaino, la giacca e l’atlante del Touring, lo stesso che io avevo aperto ieri sera appena arrivato a San Martino.
Però bella la campagna intorno al Secchia. Molto verde e canali profondi, ci lanciamo anche in disquisizioni sulla peculiare architettura delle case coloniche…

Quando parcheggiamo finiamo in mezzo a una legione di gladiatori che si dirige verso il punto di partenza della corsa. I cori da stadio e le invocazioni ai santi in stretto dialetto modenese ci fanno capire che invece si tratta di simpatici ragazzotti locali, e Leonardo riconosce anche uno dei rappresentanti della Sinistra Giovanile provinciale… ah, è quello di fianco all’altro con le mutande calate…

C’è una marea di gente intorno al baretto dell’Arci di Migliarina. Intravedo biciclette mutanti e gente travestita (cioè proprio dei “travestiti”), fiuto le “prelibatezze genuine padane nostrane” mentre per il “buon vino” sospendo il giudizio.
L’iscrizione prevede: timbro col pennarello sulla fronte, mappa del circuito, bustina di sale del Mago Do Nascimiento, numeri della Wanna Marchi da giocare al lotto, una Razione K per i momenti critici della competizione (fetta di salame e biscotto simil plasmon).

Incontriamo Mr. Valido che vende le magliette giusto sotto la damigiana di rosso alla spina, quasi non ci crede che siamo venuti alla Balorda. A questo punto accade l’imprevedibile. Una ragazza si avvicina e dice: “Scusa ma tu sei Leonardo? Ciao io sono Lake’s Corner!”. Non dice Cristina, o la Cri: dice proprio l’indirizzo del suo blog. Chemmeraviglia! Siamo qui, in fondo alla provincia, nella campagna più campagna, a chiamarci per URL.
Una volta ho ascoltato un sociologo parlare di rururbanità, noi abbiamo brindato col lambrusco nei bicchieri di plastica.


4 balordi con la maglietta valida. Nell'ordine (da sinistra a destra): Polaroid, Cavedoni, Freddy Potter Argazzi e Dexter
In breve facciamo la conoscenza (o meglio: percepiamo le trasposizioni corporee tridimensionali) di numerosi altri siti: Blogorroico, Argazzi, Alternativa*mente (o adesso si chiama solo Belin?), Dext’er, 101ism (che ringrazio per la foto qui a fianco: se fossi stato più sobrio per ricordare qual’era il suo sito avremmo smaltito la bresca assieme parlando di Coupland…)
Insomma, ormai bisognerebbe organizzare una corsa parallela per i bloggeurs.

La mia bici tipo della Barbie, minuscola, rosa e col cestino grande come una vasca da bagno, nemmeno si nota in mezzo all’animal house che ci circonda. Ci sono i tandem costruiti in garage, c’è un capolavoro di bicicletta alla rovescia che si pedala da sdraiati, c’è un tizio vestito da cavallo che pedala trainando un carretto truccato da biga e con sopra un centurione che lo frusta, ci sono i maghi, le streghe, le ballerine azzurre di Saranno Balordi, uno con una specie di vela issata di traverso (e che poi mi finirà in mezzo alle ruote), c’è chi affetta salumi pedalando.

Il mio personaggio preferito è un tipo che si è piazzato sulla linea della partenza con una cyclette. È vestito da corridore di tutto punto e pedala come un matto, senza riuscire a spostarsi di un centimetro (forse solo un fedelissimo della Balorda potrebbe comprendere).
Quando torniamo dai giri del percorso però lo trovavamo ruotato nel verso giusto. E continua a pedalare mentre lo sorpassiamo. Surreale.

Il primo giro è di sei chilometri e Leonardo non sa che ce ne sono altri due. Così tiriamo la prima volata allo spasimo. Quando all’arrivo si rende conto che è solo una sosta ristoro (già la seconda, dopo quella pazzesca sotto il cavalcavia dell’autostrada, a bere lambrusco sotto un sole da infarto) quasi si sente male. Anzi, già comincia a lamentarsi di quanto starà male il giorno dopo.

Tutti intorno si riempiono borracce e bottigliette dalla spina della damigiana. Durante la corsa è severamente proibito bere acqua. Poi ci sono i ciccioli, la fagiolata, le canzoni dei cartoni animati…
Arrivo anche Sergio, con la famiglia. Francesco ama i trattori e forse meno le folle di giovani alcolizzati. Comprensibile :-)

La corsa va avanti, qualcuno va avanti troppo e finisce nel canale (fantasmi in mutande, ricoperti di fango, riemergono gridando “Salviamo la bicicletta! Sta affondando!”), qualcuno predice il futuro leggendo gnocchini fritti, qualcuno ipnotizza galline e qualcuno canta Battisti.

Io sono esausto e l’ultimo interminabile giro del percorso è ormai soltanto un silenzioso sguardo alla campagna prima del tramonto, un sorriso sfinito ma sincero ci accompagna, il cestino della Barbiecicletta è colmo di vuoti arrendere.

Grazie, Balordi! Alla prossima!

lunedì 27 maggio 2002

Un tranquillo week-end nella Bassa (prima parte)

Memory of a Festival

Luna piena sulla pianura, guido piano, pieno anch’io, di musica e vino. Si sta bene dopo il Festival, dopo il gnocco fritto, il fango, il fenomeno che ballava mezzo nudo nella pioggia, le indie girls della Bassa modenese, gli amici incontrati per caso e abbracciati, il rock’n’roll che qualcuno ha saputo dare. Ancora.
Adesso la strada è lucida, il cielo si è aperto e ci sono un po’ dei vecchi Teenage Funclub nel mangianastri a massaggiare cuore e timpani. Torno a casa dopo un’altra sera di Musica nelle Valli, proprio contento.

Drivin’ in my car

Pomeriggio sereno variabile ventoso, la macchina si perde tra le ultime avanguardie ad ovest della provincia di Ferrara e quella terra tra Mirandola e il Po piatta e rubata al fiume. Più su c’è Mantova e se ci arrivo vuol dire che mi sono perso davvero. Poi passo davanti a un baretto in mezzo al niente dove ricordo di avere già chiesto informazioni l’anno scorso. Sosta, stanza vuota, perlinato, finestra che affaccia sui campi e sbatte di veneziana, birretta dissetante scaramantica, riparto.

San Martino Spino, here we are. La situazione è del tutto simile a quella dell’anno scorso, a fianco del campo sportivo a margine del paese. Le tende dei festivalieri sono piantate da ieri in un campo qui dietro e arrivano anche diversi furgoni. Con lo spirito pratico che sempre mi contraddistingue, soltanto dopo aver parcheggiato mi viene in mente di dare un occhio alla cartina. Così telefono a Glauco che si è perso fuori dalla tangenziale di Modena e gli suggerisco un paio di scorciatoie seguendo con il dito le sottili rughe rosse della mappa.

Folk punk rockers

Quando entro stanno facendo il sound check gli Zen Circus: prende il via il deliro. I tre toscani sono visibilmente già molto avanti, così cerco di mettermi al passo con le medie rosse offerte da Paolo e da Franz della Fooltribe (la balotta che ha messo in piedi tutta la baracca con lodevole passione). Non si capisce, ad essere sinceri, cosa gli Zen Circus stiano provando, se non il feeling del pubblico e le reazioni alle loro battute in toscano, dato che Ufo e Teskio (rispettivamente basso e batteria) scendono quasi subito dal palco, mettendosi tra le prime file e lasciando Appino suonare un blues introduttivo (forse quello che chiude l’ultimo fantastico album, scritto da William Namington IV?).

Ma è quando la formazione è al completo che ci si rende conto di quanto questi Zen Circus siano davvero fuori (del comune): chitarra e basso acustici per la maggior parte del concerto, batteria composta appena da un tamburo, un rullante e un piatto, le tre voci che non si sa come possano stare assieme. Eppure ciò che risulta è sorprendente: facciamo tutti un salto indietro di svariati lustri e io continuo il mio personale recupero della storia del rock.

Nel cielo della Bassa si scrive Pixies, e spesso e volentieri pure Violent Femmes (ok, anche se a loro piace così così, ma prometto che lunedì mi procuro Cramps e Minutemen), ma con una calligrafia decisamente arrabbiata e blues. Anzi, come cantano gli Zen Circus, "folk punk".
Finale con cover di un gruppo punk belgradese e un solo di Teskio alla chitarra con una roba tipo "beautiful baby"...
Qualcuno balla, le ragazze ridono e fanno le foto, altri bicchieri di birra sollevati in segno di saluto: un concerto decisamente trascinante, divertente e a suo modo indimenticabile.

Ugo, Bugo e Lambrusco

All’ora di cena il "cartoccio di ugo" (specialità della casa, insieme al tradizionale gnocco + salume) mi fa perdere buona parte delle potenti Motorama, perdonatemi. Per fortuna, incrocio Lucio che mi regala i risultati delle sue indagini e mi spiega come ormai siano sempre di più i gruppi senza il basso. Poi mi perdo dentro una teoria di nomi della scena di Chicago e intanto passo alla seconda bottiglia di rosso con Glauco e l’Elisa. Frughiamo al banchetto del merchandising, dove fanno bella mostra le magliette dei Perturbazione e non mancano quelle unhip.

Intanto il Festival si è popolato, i cani scorrazzano, l’aria si fa fresca, l’odore del fritto si mescola a quello degli incensi e di altri aromi, in un momento di splendore chiacchieriamo addirittura con Mara di RadioAntenna1 (bassista dei Black Candy, che non mi perdonerò mai d’avere perso il giorno dopo).

Cambio on stage. Dicono che per tutta la giornata, a chi gli chiedeva informazioni sul suo nuovo contratto major, Bugo rispondesse "sì sì, ma io stasera che canzoni devo suonare?". A ripensarci dopo, forse non era una battuta. Il suo show si apre con una lunga gag di finti scazzi con il fonico che apostrofa i musicisti in milanese stretto. Poi una manciata di canzoni solo chitarra, armonica e voce, nude e stoppate senza tanti complimenti, e sinceramente non so, se non fosse per la qualità della scrittura delle liriche, a qualcuno potrebbe venire un po’ il sospetto di una certa affinità con... ehm... Grignani (?).
Nella formazione al completo manca appunto il basso (chitarra, batteria + dj) e forse deriva da quello la mia sensazione che ci sia poca coesione (e non c’entra con il naif slabbrato, debordante, sporcato, che certe cose dell’album "Sentimento westernato" condensano). È davvero come stare dentro il garage dove probabilmente anche Bugo avrà iniziato, come ascoltare un gruppo provare ma che non ha ancora finito qualcosa.

Quando il livello del rumore sale tutto sembra suonare meglio. Beh, fino a quando non attacca a rappare: Bugo che imita... ehm... Mangoni? Mah. Rime elementari e surrealismo mooolto mooolto spicciolo. Manca, specialmente, la conferma di quel mito di Bugo come animale da spettacolo che abbiamo letto dappertutto, di quel "genio incontenibile" dei comunicati stampa. Forse non era troppo facile dare buoni risultati in mezz’ora, e con un pazzo scatenato che, una volta salito sul palco, si è messo a correre fra i musicisti e senza che nessuno riuscisse a fermarlo per due o tre canzoni.
Il finale con Sei bella come il dì (anche se il bis non l'ha chiesto nessuno) è di sicuro effetto, e qualche ragazza conosce tutte le parole :-))
E comunque secondo la Francesca (di Snatura Rock, su RadioCittà103), che è sicuramente più affidabile di qualunque Polaroid, è stato un ottimo concerto.

Piove sui bagnati

Quando scoppia il temporale non è che sentiamo più tanto freddo. Rimaniamo sotto il tendone proprio davanti al palco e a turno qualcuno porta una bottiglia.
Ci raggiunge anche Leonardo (o è stato più tardi?) e intanto salgono i padovani Redworm’s Farm, ormai affezionati ai concerti da queste parti.
Suonano un rock (al) quadrato solido e potente, senza pause o esitazioni, diretti e onesti (e anche loro senza basso). Come definirli? A me sono sembrati principalmente un gruppo di persone veramente affidabili. Cioè, mi danno proprio sicurezza. Se dovessi traslocare vorrei loro a darmi una mano. O forse come compagni per un lungo viaggio. Non conosco nessuna canzone (ancora) ma le ballo tutte, e anche la gente intorno, che nel frattempo si è assiepata, mi pare reagisca allo stesso modo.
Sicuramente il concerto più adatto alla situazione Musica Nelle Valli.

Let’s get to know...

Ci facciamo due passi per smaltire l’energia intanto che i Lo-Fi Sucks! montano gli strumenti. Torno al banchetto dei cd e chiedo se c’è qualcuno dei Perturbazione. Si presenta Cristiano chitarra e tastiere, (fratello di Rossano, batterista e giornalista per Rumore).
Sì, pare che si ricordi di Polaroid, del link eccetera, e insomma: porta un po’ di pazienza con me, che non ci so molto fare con le pubbliche relazioni e le celebrità, capirai, non c'è nemmeno La Laura qui con me. Poi, ovvio, si finisce a scambiare qualche battuta anche col fratello a proposito di quel bel libretto sul Brit Rock apparso qualche mese fa, o su quanto scrive bene Fabio De Luca, infilando se possibile qualche citazione dagli Smiths.
I Perturbazione sembrano proprio un bel gruppo di amici, prima di tutto, lì al banchetto, mentre tutti intorno bevono e sorridono, contenti che sia finita la pioggia, e le ragazze si provano i vestitini usati venduti da Mani Tese.
C’è lì anche il road manager (?) degli Zen Circus, e parlando di Bologna e di radio finisce che rovesciamo il vino sul banchetto dei cd, così per 5 euro riesco ad avere la validissima compilation della Ouzel Records, ora personalizzata al lambrusco: Do It Yourself!

Arrivederci addio

Poi, finalmente, i Perturbazione salgono sul palco. E mi piacciono proprio. Mi piace l’energia che riescono a far passare costruendo una canzone e suonandola pulita, mi piace come Tomi sia un cantante con un giubbetto di jeans, apparentemente così “normale”, ma capace di trasformarsi in una rock star attraverso le sue canzoni, mi piace (si potrà dire anche se è sposata con Gigi, il chitarrista?) Elena quando suona il violoncello e sorride, mi piace che i Perturbazione siano una band che suona e canta bene canzoni italiane, che ce n’è bisogno, suona e canta bene e dà quello che una canzone deve poter dare, se stai ad ascoltarla.
Ad esempio, un pezzo come Senza una scusa, che mi sembrava uno dei più deboli dell’album, nella cornice live l’ho trovato convincente al pari degli altri.
Poi, vabbe’, tutti in coro per Agosto e Il Senso della Vite e si balla Mi piacerebbe e allora finiamo anche l’ultima bottiglia, non so, forse l’ho pagata io.

Del finale di serata mi ricordo che eravamo in piedi davanti al furgone degli Zen Circus a scambiarci email, quando è uscito Appino, appena svegliato. Lo saluto sollevando il calice in un gesto di benvenuto. Lui non dice una parola, mi sorride con gli occhi chiusi, mi prende il bicchiere e se ne va vuotandolo d’un fiato, scegliendo il lato del sentiero affondato nel fango e scomparendo nel buio della notte della Bassa.
Régaz, è stato un Festival meraviglioso, grazie.
Peccato che domani proprio non si possa tornare… (continua)


sabato 25 maggio 2002

Pesce spada archeologico

Dopo il collegamento con San Martino Spino aspettiamo il quinto componente l'equipe Pompei project.
Tranquilli ci hanno già dato degli incompetenti: di prima mattina.
Prima mattina colazione in giardino, pratino rasato e umido di pioggia, palme, oleandri, una calla sulla tovaglia, bianca.
Poi milioni di cellulari che squillano, l'architetto della soprintendenza che sembra Ciprì e Maresco, anzi scusate, Pappi Corsicato.
Le archeologhe sono molto morbide: scavano nel riempimento tra il rusco e trovano piattini dipinti. Di blu.


Se per voi la sigla MTV si riferisce solamente a un’emittente televisiva musicale domani potrebbe essere una giornata come tante altre.
Se invece vi viene in mente anche il Movimento Turismo del Vino forse aspettavate da tempo quest’ultima domenica di maggio. Domani, infatti, ricorre la decima edizione di Cantine Aperte, evento che l’anno scorso ha richiamato più di 900 mila persone in tutta Italia.
La redazione di Polaroid ci è affezionata da un bel po’: ogni volta si perde sui colli dietro Bologna, mentre la balotta in macchina fa festa, sorridiamo e sotto il palato assaporiamo il retrogusto dell’ultimo calice che i gentili proprietari ci hanno offerto, aspettando il prossimo.
Ma Cantine Aperte è in tutto il resto della la penisola (e da quel che mi ricordo anche in tutto il mondo, ma wineday.org oggi non funziona, boh): qui trovate le mappe.


Il fine settimana è davvero fitto di appuntamenti (non dimentichiamo la giornata conclusiva del Festival Musica Nelle Valli, di cui ieri si è detto).
Per gli amici di Wainer domani è l’imprescindibile appuntamento con la Popolarissima della Balorda, la “gara più anti-agonistica che avete mai visto.
Una bella biciclettata in campagna, dove non sono ammessi i mezzi professionistici […], una corsa basata sulle pause ristoro, dove gli atleti daranno il meglio di loro stessi”.
La Balorda prevede 3 giri della pista all'aperto. Dopo ogni giro si fa una sosta ristoro a base di prelibatezze genuine padane nostrane e ottimo vino.
Il ritrovo è alle 14 a Migliarina di Carpi (anche qui c’è la mappa).
No Bella Gente, sì Gente Valida!

Have a nice weekend :-)

giovedì 23 maggio 2002

Mi rammarica non poco coprire l’istantanea dell’indie kid per eccellenza qui sotto, ma un po’ di info di servizio oggi sono doverose.
Oltre a ricordarvi l’appuntamento con Polaroid stasera alle venti sulle confortanti monofrequenze di RadioCittà103, vi segnalo anche il Festival Musica Nelle Valli che si terrà a San Martino Spino, in provincia di Modena, nel fine settimana.
Questo l’appetitoso menù:

venerdì 24\5 dalle 20
jaron brittle \ bartòk \my cat is an alien \ orso

sabato 25\5 dalle 16
spriggan \ candies \ feverdream \ the zen circus \ motorama \ bugo \ redworms'farm \ lo-fi sucks! \ perturbazione

domenica 26\5 dalle 16
black candy \ infranti \ deep end \ sprinzi \ jennifer gentle \ a short apnea \ zu \ thalia zedek

i concerti si terranno anche in caso di maltempo \ spazio ristoro \
area per campeggio libero \ ingresso : 5 euro a giornata
per info: 3280536037- 3383425998
fooltribe@katamail.com

La redazione di Polaroid sostiene l’evento assolutamente in Nice Price e assicura la propria sfuocata presenza almeno dal pomeriggio di sabato. Ci si vede là :-)
Talking with the taxman about poetry

Mentre il sole è già scomparso da tempo, un po' nascosto tra le nuvole che rapidamente hanno inghiottito il cielo dal fondo della pineta, un pò sfocato dall’ombra della luna imminente, sul piatto gira una canzone e tutti stiamo ballando nel piccolo spazio di cemento che separa la casa gialla dalla sabbia della spiaggia, a fianco del campo da basket.
È I heard it through the grapevine, vecchio classico di Marvin Gaye che ricordo forse aver ascoltato per la prima volta dentro quel film di Kasdan, Il Grande Freddo credo si chiamasse, quello in cui all’ultimo momento la produzione decise di tagliare il personaggio del morto interpretato da uno sconosciuto Kevin Costner, mostrandone solo i piedi nudi ad inizio pellicola. Inevitabilmente questo momento mi riporta indietro ad una serata di non più di due settimane fa, un sabato come oggi.

Allora come ora sto ballando la stessa canzone, di traverso e di parecchio sopra le righe. La versione di quel pezzo soul era però diversa, più veloce, e la voce era quella di una ragazza. Usciva da un dodici pollici delle Slits, un tondo di vinile nero introvabile da tempo, un regalo di Sean a Daniele all’inizio dell’autunno, quella sera in cui assieme io e lui mettemmo su i dischi al Covo, suonavano i Melt Banana ed iniziava la storia di Unhip Records. Da allora quella canzone lui la suona sempre, ogni volta che capita gli venga assegnato il lavoro di disc jockey in una qualunque serata. Quando poco oltre vent’anni fa quel pezzo di plastica venne appoggiato per la prima volta sullo scaffale di un negozio di dischi Daniele era nato da pochi, pochissimi anni.

Le Slits invece io me le ricordo bene, appiccicate alla memoria da quella foto in copertina del loro unico album, stampata sopra la recensione di Popster: una foto bordata di un blu violaceo che ritraeva tre donne nude ricoperte di fango. Sembravano così strane allora, una banda di femministe politicizzate tra punk e reggae. Ma quelli erano gli anni in cui Red Ronnie era un maestro, si scrivevano fanzine su carta da pacchi e Oderso Rubini dettava i canoni del nuovo stile in viaggio sull’improbabile asse Bologna-Pordenone: Gaznevada, Hifi Bros e Confusional Quartet erano idoli, New Order e Bunnymen suonavano al palasport di Piazza Azzarita e qualcuno ancora piangeva la morte di Ian Curtis.

E comunque vent’anni dopo fa un sacco piacere essere ancora qui ad infilare vuoti di ceres dentro un cesto di plastica rosso seguendo il ritmo di certo funk nero anni settanta che mi pare aver ascoltato appena qualche giorno fa uscire dalle pagine di quel libro che mi sta facendo perdere il sonno, King Suckerman si chiama. Uno di quei libri che mentre li leggi immagini gli attori che sceglieresti per il casting della pellicola sceneggiata da quelle stesse pagine, tipo Denzel Washington per il fighissimo proprietario del Real Right Records, Marcus Clay, o Giovanni Ribisi a prestare la sua faccia all’insano killer B.R. Clagget. Salvo poi ritrovarti all’Ipercoop del Centroborgo e scoprire dal risvolto di copertina del nuovo libro del medesimo autore, che i diritti per fare di King Suckerman un film li ha già comperati qualcun’altro, un tale Spike Lee.

Ma intanto il funkadelico suono nero ha mutato il proprio ritmo nel battito secco di un rock’n’roll assai adatto all’occasione, agganciato a quella tavola da surf attacata al muro sopra il banco del bar e portata sotto il braccio da quell’orso bianco disegnato un pò dappertutto sui muri del locale. Una serata trasformata, dopo un inizio sotto traccia, Fabio ed io a sedere, appoggiati al muro giallo che rimandava sulla schiena la vibrazione dei bassi di una moderna, pessima, musica disco, otto bottigliette marroni da 33 centilitri allineate una a fianco l’altra.

Giusto una manciata di giorni prima seduto al banco dell’Hollywood Party cercavo di rispondere ad una domanda sulla possibilità di ritenersi felici, che poi è una delle questioni più difficili, seconda solo al chiedersi se si è o meno innamorati: stasera ad un certo punto, al buio alla fine della lunga pedana che porta al mare, sdraiato sulla sabbia con le persone migliori che conosca attorno, la risposta la conosco, almeno per una volta. Anche perchè in certi momenti non è che ci sia bisogno di molte cose e non è il caso di sollevare tante questioni. Come dicevano gli Husker Du la rivoluzione comincia a casa propria, di fronte allo specchio del bagno, o se vogliamo utilizzare le parole di Billy Bragg, uno che quando si parla di politica gli sono sempre brillati gli occhi: I don’t want to change the world, I’m not looking for a new England, I’m just looking for another girl.


mercoledì 22 maggio 2002

Romanzo disoccupato

Nell’inserto del Sole-24Ore di domenica scorsa è apparso un articolo di Alfonso Berardinelli (magari Jonathan vi spiegherà chi è) che fa il paio con quello di Belpoliti sulla presenza del lavoro nel recente romanzo italiano, e del quale avevamo già parlato intorno al primo maggio.
L’articolo di Berardinelli si intitola abbastanza eloquentemente "Troppi romanzi senza trama né personaggi".

La tesi principale è che, data per scontata "l’insufficienza inventiva e costruttiva dei nostri narratori", in Italia non si fanno romanzi perché noi italiani non siamo moderni, nientemeno.
"La nostra società moderna è stata poco dinamica, non ha creduto negli individui. E quindi la narrativa italiana ha prodotto in prevalenza anti-personaggi inetti, pigri, disperatamente contemplativi e sempre sul punto di annegare nell’irrealtà".

Il peccato originale della narrativa italiana, secondo Berardinelli, è non aver seguito "le strade maestre per catturare il pubblico: il meccanismo della trama e l’effetto di realtà". Ora, io non leggo molti romanzi italiani recenti ma vedo che le classifiche sono piene di Camilleri, Cerami, Ammaniti, Lucarelli, Benni, Wu Ming: tutta gente che le trame le maneggia con una certa facilità, e che anche di realismo, a essere gentili, sa dire qualcosa.
Non si vuole badare alle classifiche, troppo popolaresche? Non sono uno storico della letteratura ma mi chiedo a quali scrittori sta pensando Berardinelli. A De Carlo? A Baricco? A Tabucchi? A Del Giudice? Forse a Eco o Arbasino? A Calvino, Pavese...

Mi pare che Berardinelli taccia un punto: non gli piace nessun romanzo da Tondelli in poi. Beh, regolare dico io, ci può stare.
I giovani, i cannibali, i pulp, i neoromantici... ma per carità! In questi romanzi non lavora mai nessuno, lo abbiamo già visto: per forza che sono tutti "disperatamente contemplativi", proprio come i loro mediocri autori.
Però c’è qualcosa che non ci può stare, aggiungerei. Non direi mai che "il corpo estraneo della cultura italiana [...] è stato il romanzo, nemico dell’invisibile e attento alle cose". Perché mi sembra forzato ridurre la storia del romanzo a queste due coordinate.
Sterne era abbastanza attento alle cose? Proust non è stato un po’ troppo amico dell’invisibile? Che qui ci abbiamo il gran "meccanismo della trama" da salvare. E questo "effetto di realtà" Joyce lo avrà inseguito o evitato? Musil, poi, non vale niente: neanche buono di concludere una storia...

Si finisce di leggere l’articolo di Berardinelli quando si passa sopra una frase apparentemente secondaria e piuttosto didattica: "il romanzo deve provocare uno shock del riconoscimento mescolando realtà e possibilità" (e qui, già che c’è, cita anche Tomasevsmkij).
In quel "deve" c’è tutto il limite del suo discorso, la sua parzialità (e la parzialità è la stessa per cui potete contrapporre altri nomi a quei quattro che ho fatto prima: ad esempio, Hemingway, Balzac o Goethe).
Quel "deve" lo dice Berardinelli (o Tomasevsmkij) e si può essere d’accordo con lui. Ma se non lo si è, se si ha tutta l’intenzione di parlare di personaggi "inetti, pigri e sempre sul punto di annegare nell’irrealtà", il peggio che può capitare è che ci si fa appioppare del "patetico" da Berardinelli sul Sole-24Ore, ché non siamo abbastanza "moderni".

(quanto poi al fatto che noi italiani "anche oggi continuiamo a inseguire un’idea di modernità letteraria doverosa e astratta che ci viene trasmessa da culture sempre un passo avanti a noi" ne parliamo un’altra volta, oppure lascio tutto a Leonardo)

martedì 21 maggio 2002

Where is my blog?
A tutti gli amici e non con un blog ospitato su blogspot: oggi il server fa capricci, e bisogna ripubblicare per potersi leggere.
Conscio di avervi reso un grande servizio, e aver contribuito a rendere la Rete un luogo migliore, vi saluto, vostro

lunedì 20 maggio 2002

 Yeah Yeah Yeahs Vengono da New York, Julian Casablancas indossava una loro spilla all'ultima apparizione al Saturday Night Live, il Village Voice li definisce "the coolest band in the city right now", NME li tratta con sufficienza (per ora) e Rumore li ha liquidati in tre righe nel numero di maggio.
Ci sono tutte le premesse per fare degli Yeah Yeah Yeahs la band hype della primavera (e con il nome giusto).

L'ep d'esordio contiene cinque canzoni pesantemente influenzate da John Spencer e, dicono, Cramps (con un mezzo plagio finale dei Velvet Underground). Aggiungerei - sarò banale - pure certe cose di PJ Harvey.
Manca il basso ma non si nota: la cantante Karen O tenta di simulare abbastanza carisma che non si può fare a meno di sorridere e immaginare una serata al CBGB con parecchia birra e tutti i nostri migliori amici vestiti come future rockstar.

"It's our time time to be hated", cantano gloriosamente, ed è proprio quello che ci si aspetta dichiari una band nuiorchese finto ambiziosa formatasi un anno fa o poco più, e che negli ultimi dodici mesi ha fatto da spalla a Strokes e White Stripes.
Chissà, ho proprio voglia di stare a vedere se spariranno lungo i vicoli della Bowery oppure impareranno a suonare.
Istantanee in carta di riso:
e tutto intorno al suo bel velo, lei abbracciava il mondo intero

Uno scatto alla caviglia necessita sorrisi anche se sopra l'obiettivo e non dentro, inconsueto, ma del resto, come si diceva: riso in bocca e riso in cielo. Va bene: un poco di confusione, i matrimoni fanno piangere, il giorno dopo, ma giusto perchè è domenica. Domenica, pomeriggio, mezzo sole, quasi vento, giardini di via del Guasto, sotto la tinta si vedono bene i disegni degli inerti quando segregano nel calcestruzzo: lì corteccia di drago. Qualcuno che non sa suonare generale e noi che non la sappiamo cantare: timidezza in punta di dita e tra i denti. Non siamo in riva ad una pista di biglie di cemento, non stiamo fumando e del resto nemmeno beviamo un birra. A suo modo è un'istantanea, sentiamo cioè l'istanza narrativa hic et nunc. Per attendere l'interpolazione del tempo è necessaria pazienza sociale. La nostra polaroid manipola subito e con sfrontatezza, se vi pare. La mia madeleine è pollo fritto sul binario delle tre, un'adesivo a forma di stella rubato alla vetrina di un barbiere, perchè io ero curiosamente io ed ero lì, e non ne avevo ancora memoria. Appunto quella è una pellicola lunga e dorata e nitida. Ripensandoci non è del tutto vero che nessuna fotografia se sei felice, anche se ci era sembrato di esser d'accordo e quell'accordo in quel momento ci riempiva il cuore. Resta però la sensazione che l'istantanea è altrove rispetto al suo oggetto, anche se in imprescindibile tensione all' avvicinamento. Se ti approssimi troppo non puoi evitare che sfuochi: lo strumento non concede possibilità di intervento. E, non a caso, le migliori istantanee sono appunto fuori fuoco in completa narrazione del loro limite. O pornografiche, al limite. Guardatevi un poco Terry Richardson.

Richardson per Sisley


venerdì 17 maggio 2002

Glamorama Hospital

Ieri era una sera che anche a mettere su il disco degli Imperial Teen suonava fuori una canzone lenta.
In radio non ci si stava: troppa gente con la faccia seria seria dall'altra parte del vetro, troppo caldo, niente da bere.
Per fortuna sono arrivate le ragazze col vino, e c’era da festeggiare la Linda, di passaggio per l’Italia tra la Germania e la Cina.
Dopo, la serata è cambiata.
Ah, la primavera di Bologna, un giardinetto fuori porta, un gelato alla frutta e tutte le storiacce dello Zio.
Si poteva anche pensare di aprire un baretto sulla spiaggia a Marina di Ravenna oppure un ospizio a nome di Radio Città.
Prepensionati poco pensierosi e molto propensi a propulsioni presbiofreniche.
Questo per rendere un'idea del livello dei discorsi ed evitare di dare conto di certe derive libidinose e in taluni casi addirittura gerontofile.

giovedì 16 maggio 2002

Autobiografia intellettuale

 autobiografia intellettuale Ragazzi sono veramente figo, sono bello come il sole qui a torso nudo, sotto il sole delle mie finestre. Sono le tre e mezza e trasudo gesti ironici mentre mi affetto questo quarto di crudo di parma stando ben attento a schivare le cotiche. Mi fa pensare al grumo denso della mia intelligenza, così denso che questa coltellina non scenderebbe più di 2 centimetri, neanche se a schiacciarmela nel cervello fosse un braccio meccanico. E poi mi sono già agilmente preparato l'ananas, tagliato a spicchi secondo il gusto caraibico, per quando passerò, fra poco, sul mio divano a quattro piazze. Del resto, è il mondo che mi fa sentire importante, che mi costringe a rendermi conto del valore assoluto delle mie capacità. Tanto che davvero non so cosa ci faccio io qui girandomi per casa. Aspetto che si alzi un qualche vento, di novità a muovermi la penna? Non penso, no, non è quello. E' che proprio non mi posso distrarre. Mi devo concentrare sul serio. Tanto più che oggi come ieri è il giorno adatto: non c'è la tappa del Giro, la Daytona ha già vinto lo scudetto. Non c'è alcun pensiero esterno, nessun archetipo profondo che possa sviare la corsa in discesa del mio spirito dialettico. E' già abbastanza che domani sera mi tocchi uscire per presentare quel poeta dialettale di Sassuolo alla sala di via M. Curie.

Ma il mio prestigio non può stordirsi di fronte al valore oggettivo e socialmente qualificante del mio agire, anzi del mio eclettismo metamorfico di vero e raffinato intellettuale. Alle lezioni di dottorato non mi vedono da settimane e non credo mi vedranno spesso. Non è per accidia o indolenza, non è perché a volte anche vestirmi per uscire diventa un'impresa. Non è affatto per motivi del genere. Io non sono apatico. Al contrario. Sono gli impegni, le cose da fare, da pensare, su cui concentrarsi. Sono quelle che mi segregano. Ciascuno ha una propria gerarchia interna, no?, una prospettiva assiologica ordinatrice, che stabilisce le precedenze. Io ho la mia. Un po' com'è successo ieri sera, che in veste di giurato di non solo quale ramo secondario della sezione provinciale del premio Bancarella nella sua declinazione scolastica, dovevo leggere e scegliere le tre migliori recensioni scritte da alcuni anonimi studenti delle superiori modenesi, dedicate all'ultimo romanzo di Le Carrè, un volume che io, naturalmente, non ho neanche potuto aprire anche se me lo hanno mandato tre mesi fa. Non ci sono stato sopra più di cinque minuti, mentre guardavo il Real Madrid in finale di coppa. Alla fine ho scelto quella che mi faceva più ridere e stamattina mi sono anche rifiutato di andare alla riunione della giuria. Sono sceso dal tabaccaio a fare un fax. Basta e avanza. Così ho potuto correre spedito in casa per aspettare il collegamento della Rai con il Giro d'Italia. Solo in quel momento mi sono ricordato che oggi c'era la tappa di trasferimento, non la corsa. Ed è stato lì che ho tirato fuori il prosciutto ecc. Spero solo di non morire d'inedia nei prossimi giorni.

lunedì 13 maggio 2002

Anche il resto della redazione di Polaroid desidera ringraziare Mr. Cavedoni, webmastro di Blogorroico e nostro futuro ospite in radio.
Sinceramente non sappiamo se la musica che consigliamo sia la migliore (i nostri padrini di Glamorama si farebbero quattro risate di cuore, e certi altri blog radicali inorridirebbero), ma ci fa piacere che qualcuno si vada a cercare, metti, le All Girl Summer Fun Band o Animals On Wheels solo perché li abbiamo linkati :-)

Altri blog italiani lavorano molto più sodo: ad esempio Soulfood, scomparso misteriosamente dall’archivio di Bloggando.
Soul Mate recensisce sistematico tutti i cd che ha comperato dall’inizio del 2002. E non sbaglia un colpo. Di preferenza tratta robe usate. È una vera enciclopedia.

Se poi vogliamo proprio fare finta che Polaroid abbia un minimo di credibilità, è successo che la recensione piuttosto emozionata dell’album dei Perturbazione di qualche tempo fa si sia conquistata un link proprio sul sito dei Perturbazione (e di fianco a Rock.it, cioè, voglio dire).
Grazi, régaz! Ci si vede sabato 25 al festival Musica nelle Valli, tra Modena e il Po (insieme a Lo-Fi Sucks!, Bugo, Zen Circus e altri).

In ritardo su ogni stupore: brevi cenni alla trascorsa puntata di Polaroid


Wainer Valido è venuto a Polaroid tra rischi indicibili e traversie notevoli, con le sue amiche in invidiabile combinazione di tinte molto strette in caldo abbraccio al manifesto de Le Tigre, happening consequenziale alla serata che punto si cita: polaroid numero n in via masi numero2, in data novemaggioduemiladue. Puntata che ha portato polaroid in vetta alle classifiche dei blog quale best in music, onde rassicurare l'amico Wainer delle parole sottoriportate, Glamorama e il grazioso mondo della promozione e della divulgazione indipendente, con le sue ragazzine arcobalenate nonchè Mr. Rumori + Mr. Gandolfi nei dintorni presenti e in libera associazione di idee alla comunicazione di Leo qui sotto, che ringraziamo.
Se la fenomenologia del dolore* dell'amico Valido è quella che appunto scoprite entrandoci in link, noi alleviamo un poco il vostro, per la scomparsa seppur temporanea del suo blog, pubblicando le Sue seguenti parole:

Breve la prima apparizione multimediale del Vostro alla trasmissione radiofonica più amata dai bloggers e dalle persone serie di Bologna, la storica Polaroid, dove ostacolato dal traffico della tangenziale di Bologna ho avuto appena il tempo di presentarmi con del lambrusco economico come richiesto, un paio di ragazze come consigliato, e un paio di pezzi spaventa-audience come temuto (Love Song dei Tesla avrà fatto fuggire almeno un buon 40% degli ascoltatori abituali di Glamorama, mi scuso
anche con loro).



Nota conclusiva: Ebi ed ellegi propiziano la riapertura del Suo blog scambiandosi le Sue magliette prato/cielo e viceversa come ad un tè dal cappellaio.

* La redazione femminile, per rispetto non ha manifestato, invece, la sua immensa gioia per lo scudetto.

domenica 12 maggio 2002

Solo un paio di righe per ringraziare blogorroico, che oltre a essere il blog interessantissimo ed elegante che sappiamo, in data sette maggio, mentre era sotto i riflettori del quotidiano "La Stampa", ci ha segnalato come il blog che "consiglia la musica migliore". Io a dire il vero i dischi consigliati da polaroid li conosco uno sì e cinque no, ma ringrazio.

Blogorroico cita anche il blog del nostro amico che linchiamo sempre onde farvelo venire a noia, come si chiama, michelangelo, raffaello, mboh. Grazie anche da parte sua...

Infine, visto che uno dei migliori autori italiani di blog è Jonathan, ma non lo sa e perciò non scrive mai, mi vedo costretto alle maniere forti:

david gilmour è un trippone scordato!


(Tutto questo mentre fremo di leggere i cocktail di Laura sul mio blog preferito).

giovedì 9 maggio 2002



woops! dimenticavo:
dopo Polaroid e la pizza in radio durante Glamorama tutti al Covo per il concerto de Le Tigre.

Chi sono? Sul sito delle Chicks on Speed (decisamente low-fi) bio e altre info.

Che fanno? Qui tutte le recensioni dell'ultimo album.

See ya later ;-)

Se esistesse ancora il suo sito (a proposito: nessuno ha avviato una raccolta firme perché riapra?) forse oggi Mr. Valido scriverebbe che finalmente il suo morale si è risollevato nonostante le sorti dell’Inter.
Questa sera, infatti, Polaroid lo avrà come gradito ospite e fornitore di alcolici a basso prezzo. Si prevedono: dimostrazioni di webdesign radiofonico, lezioni di heavy metal anni Ottanta, una breve storia dei Blog e pagine su pagine di sgurz.
Non mancate: alle venti (cercheremo di essere puntuali, Fabio: lo promettiamo!) sui confortanti centotre punto cento megaherz in mono modulazione di frequenza, quelli di RadioCittà103. Cheers!

lunedì 6 maggio 2002

 Ian McEwan «Quando tornai a sedere accanto al letto, mi ritrovai a fissare ancora una volta la fotografia incorniciata sull'armadietto. Anch'io avrei potuto innamorarmi di quella bellezza dal viso rotondo e dai capelli troppo addomesticati, del suo sorriso spigliato e radioso che accarezzava i bicipiti dell'amato.
All'innocenza era dovuto tanto fascino, e non solo all'innocenza della ragazza, o della coppia, [...] è la fotografia in sé a creare l'illusione di innocenza. L'ironia beffarda del tempo congelato regala ai soggetti l'apparente inconsapevolezza dell'alternativa tra il cambiamento e la morte. È del futuro che sono innocenti. A cinquant'anni di distanza, noi li guardiamo con la divina coscienza di quel che è stato di loro: da chi hanno sposato a quando sono morti, senza rivolgere un solo pensiero a chi un giorno avrà in mano le nostre fotografie».

da Cani neri, di Ian McEwan

venerdì 3 maggio 2002

Chiacchiere sparse + Leonardo a Radiocittà


Magnifico. Giorni tre al termine della mia nullafacenza: suggeriva ebi, non studi non lavori non guardi la tivù, come diceva quello (anche dal camioncino degli studenti il giorno dello sciopero generale). Però sport, sì: corsetta ai giardini perno della giornata cui segue dolce doccetta (ora di pranzo). Cronachetta di decongestione post-laurea che pare non finire mai e poi mi perdo le vocali mentre scrivo ed è preoccupante. E però (2) cinema, sì: Tredici variazioni sul tema, non lasciatelo abbandonare le sale indisturbato e soprattutto non dimenticatelo (come succede sempre ai miei film preferiti per ogni stagione talmente lo fi che quasi non li senti, tipo quei due di Laurent Cantet e quell'altro canadese amico di Atom Egoyan che assomiglia al sito di Coupland D. che appunto mi sfugge, per ora. Don McKellar, ora), anche perchè qui a Bologna è ancora all'Odeon sala D, che è un po' come andare al cinema in crociera e poi tutti al tavolo verde.

Ieri serata memorabile (lo diciamo solo perchè abbiamo perduto la registrazione assieme al senno?) e itinerante negli angusti spazi della diretta, vino bianco leggermente frizzante in bicchierini da ouzo, tuttosommato leggendoci addosso (autoerotismo, mi pare abbia suggerito Leo, ad un certo punto, ma ormai il più era fatto) mentre Teddybears, Astrud Gilberto e David Byrne assorbivano, loro malgado, le nostre perle di letteratura polaroide. Aperitivo freestyle con l'istat, le coccinelle e Giordano Bruno assieme a Luis Bunuel in Campo dei Fiori, mentre desolato il nostro primo concorso resta ancora aperto.

Dopo abbiamo mangiato la pizza, mentre radiocittà diffondeva musica Glamorama.
Un post di corsa giusto per ricordarvi che domani c'è l'imperdibile appuntamento con l’ultima serata unhip al Covo di Bologna: avremo infatti l’occasione di vedere dal vivo THE NOTWIST, supportati da STYROFOAM (un paio di album all’attivo su Morr Music, etichetta che ormai dovreste conoscere meglio di noi).

Dei Notwist e delle emozioni che un album come Neon Golden ci ha regalato abbiamo già detto a suo tempo, e si può tranquillamente affermare che, a distanza di qualche mese, quelle canzoni non hanno perso neppure un grammo del loro smalto rosso scintillante.

Dato che Polaroid si è sempre dichiarato un programma in nice price, può forse essere utile segnalare che l'ingresso sarebbe di 13 euro (ma come scrive The Modest Gandolfi, godfather della unhip records, "l’equazione è ovvia: gruppo più conosciuto = maggior costo = biglietto più salato).
Però "coloro che si presenteranno al covo con la maglietta di unhip scuciranno solo 10 euro" :-))

Pare che le magliette si possano anche ordinare prima, via improbabile mail a info@unhiprecords.com: il Giovanni più sobrio di turno vi risponderà solerte.

Ci si vede al Covo abbastanza presto, perché è attesa una cornice di pubblico degna delle grandi occasioni.
Tra le sottocelebrità presenti, oltre a Polaroid, sono annunciati i ragazzi di Glamorama, il Ginka di Radio Città 103, Daniele Rumori (Mr. Homesleep), nonché Wainer Valido in persona, per il secondo contatto fra bloggers nel mondo reale.

mercoledì 1 maggio 2002

 Leo? Serata eccezzzionale domani a Polaroid.
Sintonizzatevi alle venti in punto sui magnifici (magnifici) centotre punto cento megahertz mono di RadioCittà103 che:
1) c'è un concorso e il premio è una sorpresa
2) c'è ospite Leonardo (non il blog, lui in carne e ossa e maglioncino)
3) c'è parecchio Martini e fa rima con bikini
Cheers!